giovedì 5 luglio 2007

buone pratiche e intercultura

P r e m e s s a

Nel programma di azione nel campo dell' apprendimento permanente (2007- 2013) l'U.E.intende promuovere,attraverso l' apprendimento permanente, lo sviluppo della comunità quale società avanzata basata sulla conoscenza.Dopo aver indicato gli specifici obiettivi del programma ,la Commissione dell' UE richiede che la scuola sappia valorizzare sia l'innovazione sia le buone pratiche affermatisi nelle varie attività educative, nel quadro anche dei progetti interculturali.
D u e proposte in questo contesto vengono da due opere recenti di esperti come Sonia Claris con il lavoro " Educazione della competenza interculturale " e A,Nanni- Stefano Curci con il libro
" Buone pratiche per fare intercultura ".
- La competenza i n t e r c u l t u r a l e
Nell' affrontare la tematica interculturale, viene funzionale al discorso parlare anche di competenze interculturali, come spesso compare nei P.O.F. di molte buone scuole,italiane o estere. Ma che cosa si intende per competenze interculturali ? Quali articolazioni sono possibili per attivare percorsi educativi e didattici ? Nel libro Educazione delle competenze interculturali l' autrice,Sonia Claris,ricostruisce il quadro complesso del rapporto tra i due termini " intercultura e educazione " e traccia le linee di sviluppo dell'educazione interculturale,comprese le ricerche sostenute dal Consiglio d' Europa. Nella sezione riservata
ai " Contributi delle idee ". si prende in considerazione una serie di aspetti significativi relativi ai problemi educativi complessi quali l'educazione alla cittadinanza responsabile,l'educazione narrativa,l'educazione come costruzione di significati. scoperta dell' " altro ", dialogo e agire comunicativo,educazione alla " comprensione dell' altro ",alla complessità,alla pluralità e,infine, educazione alla pluralità delle intelligenze.
Nell' affrontare la sezione sulla ' Ricostruzione del dibattito sull' educazione interculturale "analizza i cambiamenti avvenuti nei curricoli dell'istruzione primaria in relazione ai contenuti,agli aspetti organizzativi ,alla metodologia ed alla valutazione dei risultati,che considerano anche le attività svolte per l' inserimento sociale degli alunni stranieri. E tutto ciò viene analizzato in riferimento ai sistemi scolastici in vigore in Italia,in Francia,in Spagna.
Nella conclusione del suo lavoro,S.Claris chiarisce il concetto di competenza interculturale, cioè quanto si prevede di conseguire negli alunni mediante l'educazione interculturale. Dobbiamo essere convinti,come risulta dalla nostra esperienza professionale nelle scuole europee, che
-comunicare con persone di culture diverse
-comprendere i sistemi simbolici e valoriali di altre culture ( e lingue )
-convivere per anni ( e non per qualche settimana) con altri contesti multiculturali
-realizzare rapporti e scambi tra la propria cultura materna e le " altre" culture
sono dimensioni educative e linguistiche su cui insistere a livello scolastico, in modo continuativo ed efficace.
B u o n e p r a t i c h e per fare intercultura
Si tratta di un importante tematica che permette, ad insegnanti,operatori sociali e dirigenti scolastici, di poter fare il punto sull 'inserimento scolastico degli alunni stranieri, dopo i primi tentativi e le prime realizzazioni avvenute venti anni fa. I due autori del lavoro " Buone pratiche per fare intercultura " ,Antonio Nanni e Stefano Curci, cercano subito di correggere alcuni fraintendimenti che si sono creati tra gli operatori scolastici che credono che l' interculturalità consista nel fare una serie di attività quali : insegnare l' italiano come L/2 ai bambini non italofoni,attuare un protocollo di accoglienza,allestire uno scaffale multietnico,, impiegare i mediatori linguistico-culturali, organizzare un tavolo delle religioni,programmare una festa dei popoli,..
A nostro parere si tratta di attività s o l o propedeutiche all'educazione interculturale, ma non rappresentano il " cuore della multiculturalità"che,peraltro, sostengono gli autori del libro,necessita di essere approfondita come " nuova normalità" dell' educazione e i cui caratteri costitutivi sono intenzionalità,empatia,decentramento. Il che significa uscita dall'egoismo, dall'egocentrismo,dall'etnocentrismo,dalla transitività cognitiva. In pratica è " spiazzamento" dal proprio orizzonte nei riguardi di un pensiero divergente, valenza politica ,cioè saper vivere insieme nel rispetto di un ethos dell' interdipendenza che è un valido fondamento del modello di integrazione.
Gli autori considerano anche aspetti più propriamente operativi ,didattici e metodologici .Pongono inoltre attenzione ai metodi didattici da privilegiare nell'educazione interculturale che vanno da quello narrativo a quello comparativo,da quello della restituzione o del riconoscimento del debito culturale a quello della via ludica e,infine, a quello dell'azione,meglio conosciuta come pedagogia dei gesti. In concreto si tratta di una pluralità di metodi tra di loro complementari e da utilizzare di volta in volta secondo le opportunità che si offrono e l'efficacia per un apprendimento personalizzato in un contesto di gruppo-classe ,anche con la presenza di alunni d'origine straniera.
Per la parte dedicata alle buone pratiche per fare intercultura vengono presentate diverse esemplificazioni che producono effetti significativi nel processo di apprendimento degli alunni. Trovano spazio modalità per valorizzare elementi positivi nella normativa scolastica,per facilitare l'apprendimento dell'italiano come lingua 2,,per analizzare ed integrare i libri di testo ,per impiegare correttamente i mediatori linguistico-culturali,per rendere più visibili gli indicatori di interculturalità nella scuola e nelle attività didattiche.,per collaborare con i Centri interculturali e quindi,per estendere le " buone pratiche di interculturalità, anche nell'extra-scuola. In definitiva si forniscono ai docenti, agli operatori sociali e ai dirigenti delle scuole interessanti piste di lavoro che pongono la scuola come " centro dialogante " per l 'intercultura e possono costruire la civiltà del convivere e del condividere quale futuro possibile per l ' umanità. viga

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